La risata sana spesse volte si accompagna al buon umore e ne è un sintomo. Si ride di più con gli amici, in famiglia e con i colleghi di lavoro con cui ci troviamo bene, dove prevale il tipo di humor che si basa sul ridere con qualcuno, dove risuonano spesso le risate di gioia, che scaturiscono dal piacere di stare insieme in allegria, le risate che ricordano le feste, il lato gioioso della nostra esistenza, il tipo di risate che fanno bene sia al corpo che alla mente e rinsaldano il capitale sociale , ovvero l’insieme dei rapporti interpersonali positivi che aumentano la fiducia e il sostegno reciproco. Molti vivono un certo stato di solitudine affettiva e non hanno famiglie o amici con cui ridere e man mano che aumenta l’età molte persone ridono prevalentemente davanti a stimoli che gli arrivano da persone pagate per produrre risate: comici, registi, attori, pubblicitari, presentatori di spettacoli.

Talvolta sono gli eventi sportivi a catalizzare il bisogno di festa popolare. Ma mentre nella festa vera vincono (e si ri-creano) tutti i partecipanti, nella festa sportiva c’è in genere qualcuno che perde, di cui restano frustrate le aspettative in modo, tutto sommato, violento.  È la festa al maschile, la competizione istituzionalizzata, mentre la festa autentica e la comicità che sempre la caratterizza, sono di genere femminile, fertile, metamorfica e creatrice di vita. 

Ma andiamo a scoprire le origini della festa autentica, quella che dà il senso alla nostra gioia di vivere. Per scoprirlo dobbiamo andare alle origini dell’uomo…..

1) Bisogna andare agli albori dell’umanità

Agli albori dell’umanità gli individui si sentono parte del tutto, ogni cosa rientra nell’incessante ciclo naturale, fatto di morte e di rigenerazione. Tutti gli esseri e tutte le cose fanno parte indistintamente della stessa, unica vita. Poi la società comincia a organizzarsi, nascono le distinzioni sociali e la profonda unità primordiale si spezza.

Il riso nasce e si sviluppa come tentativo di ricomporre l’unità frantumata e questo tentativo si esprime nella festa in cui gli esseri umani vogliono rivivere l’antica unità. Il riso unisce tutto e tutti, scioglie ogni dogma, ogni regola, ogni ipocrisia. Nella festa tutti sono contemporaneamente attori e spettatori e ritrovando l’antica unità perduta, nessuno più ride degli altri. Si ride di se stessi, di nuovo abbracciati nell’inseparabile tutto.

Questa canzone è un allegro e profondo ritratto dell’umanità primordiale:

2) Aggiungi anche un antico papiro alchemico

Un potere, quello del riso, rigenerante e unificante descritto poeticamente in un papiro alchemico del II secolo d.c., conservato a Leida: “….appena Dio sorrise nacquero sette dei che governarono il mondo: appena scoppiò a ridere nacque la luce….Scoppiò a ridere una seconda volta e apparve l’acqua…Al settimo giorno che rideva apparve l’anima….”

È la risata quale manifestazione esteriore di una profonda gioia interiore….quella dell’atto creativo, la gioia del creare, energia primordiale.

Il riso, avendo perso nel tempo la sua forma gioiosa primordiale, tende a esprimersi come riso di scherno. Così, se il riso gioioso è un lubrificante sociale che avvicina, accomuna, rifonda la società, il riso di scherno  (satirico) è un abrasivo sociale, un atto di correzione collettiva.

3) Ci illumina anche un grande letterato del Rinascimento

Per Francois Rabelais, grande pensatore del Rinascimento, profondo studioso e conoscitore della comicità medioevale, il riso è una liberazione dagli stati emotivi che oscurano la conoscenza della vita. Il riso testimonia una visione interiore chiara e ne fa dono. Il senso del comico e la ragione sono due attributi della natura umana. La verità, sorridendo, si rivela all’uomo quando egli si trova in uno stato di felicità spensierata, in cui è capace di cogliere il senso comico degli avvenimenti. È un riso “che cerca” e “dà speranza”. Per Rabelais il riso deve liberare la gioiosa verità sul mondo, prigioniero della falsità, della paura, che genera a sua volta la seriosità e la violenza, che generano a loro volta la sofferenza.

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4) E oggi dove troviamo la festa autentica?

Molti segnali indicano che la risata risanante, quella di cuore, quella che viene direttamente dall’anima, oggi sembra riaffiorare nel desiderio collettivo della nostra civiltà occidentale, prigioniera della sua ricerca affannosa di mantenere il suo benessere materiale, che porta all’egoismo, alla diffidenza, alla solitudine, alla sterilità, sia in senso stretto (calo delle nascite, sviluppo di nevrosi e malattie psicosomatiche), sia in senso figurato (scarsa presenza della gioia e della risata nella vita quotidiana). Tutto questo ha poco a che fare con la soddisfazione e la felicità.  Pensiamo invece a quella strana serenità di fondo dei popoli non ricchi, che amano sorridere spesso, hanno un rapporto di naturale fisicità reciproca e sono dotati del gusto di prendere la vita come viene e riderne con semplicità.

I popoli “benestanti” hanno oggi bisogno di ilarità allo stesso modo di 50 anni fa, anzi in misura ancora superiore, in quanto l’aumento di stress ha aumentato la voglia di risate.

“Il riso fa buon sangue” si è sempre detto…ma oggi la scienza ne ha sostanziato la veridicità.

5) Dai che ce la facciamo a mettere in piedi una bella festa!

Lo scoppio di risata è un vero scossone, un potentissimo starnuto mentale che può mettere in moto i misteriosi canali dell’autoguarigione: complessi meccanismi di comunicazione diretta tra il sistema immunitario e il sistema nervoso, che rafforzando le nostre naturali difese, sono in grado di farci star bene. In questo senso allora….ridere è una cosa molto seria !

Quando una persona ride aziona un meccanismo complesso che coinvolge e mette in comunicazione tra loro la sfera biologica, emotiva, corporea con quella intellettuale, spirituale, energetica. È difficile rintracciare altre azioni altrettanto complete e complesse: si tratta di un irrinunciabile atteggiamento umano.

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