La nostra intelligenza, benché si sia sviluppata nel corso di un’evoluzione millenaria, rimane ancor oggi, per gran parte dell’umanità, al servizio dei meccanismi primitivi delle 3 P:

Paura

Piacere

Potere

In genere l’essere umano considera gli altri e l’ambiente solo nella misura in cui possono costituire un aiuto o un pericolo per la nostra sopravvivenza (fisica o psicologica). Questo meccanismo separa gli uni dagli altri e genera una sorta di “egoismo di fondo” che , pur essendo stato necessario nel processo evolutivo per permettere all’individuo di costruire l’importante strumento dell’ego, attualmente crea difficoltà e sofferenze senza fine.

 

1) Paura

La paura è un meccanismo di base che non riguarda solo la sopravvivenza fisica, ma anche quella psicologica (paura di non essere amati, di perdere il lavoro, i figli, il partner, paura del futuro, dell’insuccesso, della solitudine, dell’ignoto, ecc.), ovvero tutto quello che minaccia ciò in cui ci identifichiamo, il nostro ego, che abbiamo costruito sulla base delle memorie.

La paura è l’elemento tipico dello stato di separatività in cui si trova la maggior parte degli esseri umani. “L’altro” costituisce sempre, a priori, un potenziale nemico.

 

2) Piacere

L’altro meccanismo è il piacere personale, che però soddisfa l’essere umano per brevi momenti e alla fine lo lascia vuoto come prima se non di più. La cosa peggiore è che la ricerca del piacere a questo primitivo livello ci priva dell’esperienza del piacere vero, quello che riempie profondamente il cuore: la capacità di godere pienamente della vita fa parte del nostro vero essere, ma non è accessibile quando la nostra vita ruota prevalentemente intorno ai meccanismi dell’EGO.

 

3) Potere

La difesa del territorio ha avuto invece come evoluzione la ricerca del potere: dominio, manipolazione, competizione, ricerca del profitto a qualsiasi costo, ecc.

Queste le conseguenze:

– la paura genera stress, ansia, aggressività, un atteggiamento di chiusura nei confronti degli altri, odio, rabbia, fanatismo, violenza e tutta una serie di emozioni negative che conosciamo molto bene.

– la ricerca egoistica del piacere genera un atteggiamento da predatori, attraverso il quale cerchiamo di nutrirci energeticamente a spese degli altri. Quando non possiamo possedere gli altri come fonte di nutrimento, allora emerge tutta una serie di emozioni negative all’interno delle relazioni: gelosia, risentimento, aggressività, indifferenza, invidia…. e così, senza quasi renderci conto del perché, annaspiamo nelle acque agitate della quotidiana sofferenza.

– la ricerca egoistica del potere genera orgoglio, violenza, vanità, cattiveria, manipolazione, ecc.

Cerchiamo di esercitare il potere sugli altri oppure odiamo il potere degli altri, ma in un modo o nell’altro creiamo una condizione di separazione, di divisione.

Per l’EGO attuale, la separazione è una questione di sopravvivenza: funziona così da millenni. Quindi non serbiamo troppo rancore nei confronti del nostro EGO e cerchiamo di essere comprensivi con noi stessi; abbiamo millenni di vecchi meccanismi da superare, il circuito inferiore della coscienza è ancora troppo attivo e la nostra percezione della realtà è offuscata…. anche se è bene che sappiamo che questo stato di separazione è generativa di tanta sofferenza ed emozioni negative.

Finché si rimane nell’EGO si è appesantiti dai fardelli legati al passato e al futuro e non si vive l’esperienza del momento presente tanto decantata da tutte le tradizioni spirituali.

 

Come oltrepassare questo limite che ci fa tanto soffrire? Come fare un salto di qualità?

 

È possibile superare questo processo doloroso per trovare un altro “modo di funzionare”, che dipende da un principio completamente diverso: quello dell’unità.

Ecco due esempi di vie percorribili e in sinergia tra di loro per liberarci dalle sofferenze causate dall’ego:

la via del pensiero positivo
La fisica ci insegna la legge di “azione=reazione”. Essa significa semplicemente che se, ad esempio, esercito una pressione di 10 kg. contro una parete, anche la parete esercita la stessa pressione di 10 kg. su di me. Poiché tutto è vibrazione/energia, anche un pensiero è vibrazione/energia. Quanto più potente è il nostro modo di pensare (azione), tanto più grande è la possibilità che i nostri pensieri si realizzino (reazione). La gioia e l’entusiasmo sono ad esempio pensieri carichi di energia che producono, di rimbalzo, corrispettivi risultati positivi. Al contrario, nell’atteggiamento di critica verso una persona (qui si intende quella mossa dai meccanismi di paura, piacere, potere del nostro ego e non della critica “costruttiva” che viene dalla nostra anima, finalizzata al bene dell’altro), il nostro pensiero torna a noi nella medesima qualità; non è detto che si venga criticati dalla stessa persona, ma forse da altre persone o comunque si viene colpiti da qualcosa di negativo che ritorna di rimbalzo dall’ambiente e dal clima di energia negativa che noi stessi abbiamo in qualche modo contribuito a creare.
la via delle esperienze energetiche
Come ho già accennato, la scienza ci dice che la maggior parte delle nostre attività quotidiane è governata dai meccanismi dell’inconscio ed elaborata in maniera molto rapida (quaranta miliardi di bit al secondo), mentre siamo consapevoli solo di una percentuale molto piccola delle nostre attività, con una capacità di elaborazione molto più lenta (duemila bit al secondo). Ecco perché approcci non mentali ma energetici, come, tra l’altro, la Terapia del sorriso e della risata, unita ad alcune forme di meditazione, visualizzazione, respirazione, tecniche teatrali, musico-terapia, cominciano ad acquisire dignità, non solo perché possono ormai essere confermati scientificamente, ma anche perché i loro risultati, sempre più evidenti e noti, si sono rivelati potentemente benefici.
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